Cosa Facciamo | Il Karate 3 (corso avanzato)

L’ultima parte dedicata al Karate allo Shin Dojo Friuli porta al corso più avanzato, quello dei ragazzi/ adulti.

 

Karate dai 12 anni in su. Se chi legge ha avuto la pazienza di leggere quanto scritto nei primi due interventi, avrà sicuramente sentore di quanto si possa aggiungere in questa parte.

Tuttavia è fondamentale sfatare un pregiudizio: un percorso simile non riguarda pochi eletti, capita che il bambino che giunga al corso superiore abbia un’infarinatura e un grado di assimilazione già educato in tal senso, ma nulla toglie che un neofita possa fare altrettanto, ciò che conta è l’umiltà nell’approccio, darsi il tempo per sperimentarsi. Il bello del Karate sta nella sua assenza di barriere, donne e uomini, ragazzi e adulti, tutti sono in grado di lavorare insieme e in tal senso crescere.

 

Abbiamo visto come il bambino venga colto nella sua essenza senza snaturarla, come viene stimolato a crescere in più aspetti, a questo punto colei o colui che arrivano al corso avanzato sono pronti per entrare con ambedue i piedi in quello che realmente è Karate.

In tale contesto il gioco non ha più senso, la comunicazione passa dal fare divisa ed è divisa in quattro livelli: preparazione fisica, elasticità motoria, esperienza tecnica applicata e concentrazione.

 

La preparazione fisica è fondamentale, il corpo deve essere in grado di esprimersi e per farlo richiede allenamento. Il riscaldamento comprende quindi delle settorializzazioni che coinvolgono gli arti superiori, arti inferiori e muscoli anteriori e posteriori della colonna. Il lavoro specifico va completato con una presa di coscienza di quelle che vengono chiamate catene muscolari. Sezione/ insieme/ coordinazione, in estrema sintesi. Una serie di semplici passaggi che sarranno poi riproposti in ambito tecnico. L’azione di un pugno non ha la sua potenza nel braccio (che pure deve essere allenato a sopportare l’impatto) ma nell’insieme del corpo che si muove nello spazio verso il bersaglio, solo in tal modo parliamo di una tecnica viva, altrimenti si scivola nella coreografia, bella, ma vuota.

 

La preparazione fisica nel dojo mostra il gesto, ma non impone la frequenza, mi spiego: se parliamo di piegamenti sulle braccia si può dare un riferimento di 15 piegamenti in 40 secondi, ma di fatto a chi ha una struttura fisica allenata i 15 piegamenti saranno automaticamente di più, non per l’indicazione del Maestro, bensì per una coerente formula che in sinesi potrebbe suonare così: un piegamento in più di quello che è il tuo limite. Così il ragazzino che ha il suo limite in 9, saprà che l’obiettivo prossimo è farne 10; l’adulto che sa di poterne fare 18 dovrà arrivare a 19 e così via: migliorare sempre partendo da sé stessi!

 

L’elasticità motoria passa dallo steching e dagli esercizi coordinativi. Un corpo muscoloso, allenato, ma non elastico è un albero robusto facile a spezzarsi davanti a un temporale. Una preparazione in tal senso previene gli infortuni, migliora la postura e la qualità della tecnica nonché il nostro vivere quotidiano.

 

La tecnica nel Karate si allena a più livelli: si assimila e la si ripete da soli, ascoltando il proprio corpo, il proprio equilibrio, il proprio tempo; in seguito, tramite esercizi specifici viene provata lentamente in coppie; aumentando la velocità di esecuzione si aumenta la difficoltà d’esecuzione, portando chi sperimenta a costanti mutamenti di variazione tra correttezza della tecnica e velocità d’esecuzione, fino a trovare il tempo e il modo giusto: la coordinazione. La fase finale avrà il suo corollario nel tentativo di far propria tale azione in fasi di confronto libero, senza codificazioni.

La parte tecnica si nutre di tecniche di base eseguite singolarmente; dei kata che sono una serie di percorsi prestabiliti, praticati da soli e infine del kumitè (combattimento libero) con alcune varianti.

La tecnica in questo contesto diventa coscienza, si compie sapendo ciò che si sta attuando, quali potrebbero essere gli effetti, cosa che nei precedenti corsi non viene menzionata.

 

La concentrazione non è accessoria, va allenata quotidianamente come fosse un muscolo. Capacità di portare tutto il nostro essere in una totale presenza attiva che eluda ogni altro tipo di distrazione. Un combattimento fatto con lo spirito della concentrazione, anche ai più profani, risulta evidente seppur non comprensibile. Una tecnica passa per il suo studio singolo, viene legata la movimento del corpo e conclusa con l’azione della mente. Tolto uno di questi tasselli, cade il tutto.

Gli allenamenti finiscono sempre col mokusò, un momento di raccoglimento tra respirazione profonda e i propri pensieri.